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Antincendio negli edifici tutelati: il caso di Notre-Dame

Già in un precedente articolo abbiamo parlato dell'importanza della normativa antincendio nei cantieri edili, sottolineando le linee guida che l'INAIL ha indicato nel suo recentissimo documento per fornire tutti gli strumenti utili a prevenire le situazioni di rischio.

Nello stesso documento, l'INAIL si interroga sulla specificità del rischio riferito agli edifici sottoposti a tutela, dedicando al tema un capitolo. Vediamo insieme quali sono i capisaldi di questa riflessione.

Nel caso di edificio di valore storico artistico e dunque sottoposto a tutela, il fine della sicurezza antincendio deve essere perseguito in maniera coordinata con le esigenze di conservazione del bene: per questo non sempre è possibile ottemperare al rispetto di prescrizioni imposte dal "classico" approccio alla prevenzione incendi. Occorre innanzitutto essere certi che l'adeguamento non sia troppo invasivo per il bene tutelato: in tal caso si può ricorrere al procedimento di deroga o anche all'approccio ingegneristico "Fire Safety Engineering" (FSE), che quantifica l'impatto di ogni soluzione tecnica sull'evoluzione dell'incendio, per progettare soluzioni che siano proporzionate al rischio reale. Negli edifici tutelati, spesso le attività volte al restauro e al ripristino possono amplificare alcuni dei rischi tipici dei cantieri edili: laddove ci sono lavorazioni meccaniche per attrito, ad esempio, oppure l'utilizzo di solventi infiammabili e l'inevitabile compresenza di molteplici maestranze. La guida contiene inoltre un focus che spiega le possibili cause, l'evoluzione e i danni dell'incendio di Notre-Dame de Paris: vediamo insieme i punti-chiave che possono aver determinato il disgraziato evento.

Le premesse

L'edificio, già prima dell'incendio, versava in una condizione problematica dovuta ai segni del tempo, all'inquinamento, che stava comportando lo sgretolamento della guglia, degli archi, dei famosi gargoil e della struttura esterna. Nel 2017 fu attivata la procedura per eseguire un'importante opera di manutenzione, sfociata, nell'estate del 2018, nell'allestimento di un cantiere di restauro che sarebbe dovuto durare 15 anni. Purtroppo, però, come tristemente noto, nell'aprile del 2019 si verificò l'incendio.

Le ipotesi

Secondo le ipotesi prevalenti, l'incendio sembrerebbe aver avuto origine nei ponteggi montati sul tetto dell'edificio, dove i lavori del cantiere di restauro erano in corso da diversi mesi. 

Gli investigatori lavorano all'ipotesi di una scintilla provocata da un'operazione di saldatura eseguita durante i lavori. L'impresa edile incaricata del montaggio dei ponteggi attorno alla guglia di Notre-Dame, ha ammesso agli inquirenti che i propri operai, non presenti al momento dell'innesco dell'incendio, erano soliti fumare nel cantiere. 

Altra ipotesi al vaglio degli inquirenti è quella di un collegamento elettrico sulle campane che pare, dopo il restauro della principale nel 2012, non sembrerebbe essere stato eseguito in maniera ottimale. 

La dinamica

L'incendio sarebbe partito dall'impalcatura che cinge la cattedrale per i lavori di restauro, diffondendosi sulla guglia e sul tetto, che sono stati già pesantemente compromessi. 

Probabilmente, se l'innesco dell'incendio fosse avvenuto all'interno della cattedrale, le probabilità di riuscire ad estinguerlo sarebbero state molto superiori a causa della minore disponibilità di comburente. 

Il sistema antincendio

Ma c'è un fatto incontrovertibile sul quale gli investigatori e gli studiosi dell'accaduto sono tutti concordi: la cattedrale di Notre-Dame non era dotata di un moderno sistema antincendio. 

Questa scelta non era stata casuale, ma probabilmente dovuta alla volontà di evitare di snaturare la struttura. La cattedrale stessa era sprovvista di sistemi automatici di spegnimento; era presente solamente un serbatoio d'acqua, con il tetto di piombo, tra le due torri, dietro il colonnato e la galleria, capace di fornire acqua per la lotta antincendio. Tutto il sistema di prevenzione si basava dunque su un sistema di allarme a sensori e sulla capacità di vigilanza del guardiano preposto alla sorveglianza. Incredibile ma vero.

Eppure, sebbene si tratti di un edificio, per storicità e valore artistico, non paragonabile ai comuni edifici per i quali si applica la normativa antincendio, occorre segnalare che anche per questo tipo di strutture esistono soluzioni avanzate e compatibili con la natura storica dell'oggetto. Un esempio che è un fiore all'occhiello italiano: proprio nella Basilica di San Marco a Venezia è stato realizzato un sistema tra i più avanzati al mondo per proteggere dagli incendi i sottotetti lignei e le cupole lignee. 

Prevenzione incendi nell'edilizia: leggi l'articolo!



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